Intanto
Zà Rusina, l'indimenticabile custode di lacosa a via S.Antonio dell'Orto, usava spesso l'intercalare: "e intanto, c'ami fa'?!" A mo' di contesto e giusto per nobilitare una proposta apparentemente bislacca: Chora, dal Timeo platonico a Derrida, è parola di difficile traduzione oltre che di un’aspra concettualizzazione. Luogo, posto, ricettacolo e nello stesso tempo non luogo. Più che “è” sta per “può”, “può essere”? Traduzione possibile “che non esaurisce la questione. Infatti: che cosa ha possibilità? Chi può?” – si chiede Peppe Barresi in un recente libro collectaneo dedicato a Jacques Derrida e ai Luoghi dell’indecidibile. Qualcuno ricorderà forse l’obamiano-veltroniano “Yes, we can”, ma poco gli somiglia. In altri passi vengono citati quell’incoraggiamento, affettuoso e problematico, indirizzatogli da Jean Hyppolite “non vedo dove lei vada”. Ricorda Derrida “di avergli pressappoco risposto così: se io vedessi chiaramente, e in anticipo, dove vado...
